In una grotta tra Al Aqaba e Khirbet Yarza i coloni hanno allestito un nuovo avamposto, coordinandosi strettamente con i coloni già presenti nell’avamposto di Al Aqaba. Questo nuovo insediamento si trova a solo 1 km dalla casa di una famiglia palestinese, in posizione strategica rispetto all’abitazione, cosicché i membri della famiglia non sono mai liberi dalla paura di essere osservati e dalla minaccia di un attacco in qualsiasi momento. L’obiettivo di questa costante campagna violenta è costringere le famiglie palestinesi a lasciare l’area. I palestinesi hanno motivo di avere paura, sapendo che si tratta degli stessi coloni che hanno ucciso Alaa Khaled Muhammad Sobeih ad Al Aqaba l’8 aprile.

Attualmente sono circa sei i coloni che stazionano nella grotta, insieme al bestiame e un cane. Una strategia ricorrente dei coloni è spingere le loro mandrie e greggi dentro le case e le strutture agricole dei palestinesi per distruggere il cibo destinato agli animali che vi è conservato. I cani dei coloni vengono utilizzati regolarmente per attaccare i palestinesi; durante l’ultima settimana nella zona si sono verificati diversi incidenti di questo tipo. I coloni sono anche in possesso di un cavallo rubato a una famiglia palestinese locale.

Il 12, 14 e 16 aprile, inoltre, i coloni hanno preso il controllo del piccolo bacino di raccolta dell’acqua piovana da cui dipendono le famiglie palestinesi locali. L’hanno usata per lavarsi e vi hanno fatto entrare il loro asino, contaminandola e rendendola inutilizzabile per i palestinesi.

La vicina Khirbet Samra sta vivendo anch’essa attacchi regolari. Il 12 aprile i coloni hanno conficcato chiodi in assi di legno e li hanno nascosti nel terreno per ferire i palestinesi e le loro famiglie. Nello stesso giorno, il leader dell’insediamento ha minacciato gli abitanti di Samra, dicendo che devono andarsene oppure: «Non avranno più nemmeno la possibilità di bere acqua». L’autocisterna diretta a Samra per riempire il serbatoio d’acqua è stata fermata e l’autista costretto a tornare indietro. Mezz’ora dopo, il consiglio dell’insediamento è arrivato sul posto, camminando tra le tende delle famiglie. Membri del consiglio hanno detto ai palestinesi che devono lasciare la loro terra e trasferirsi nella città di Tubas – un ritornello frequente che riflette l’obiettivo dietro agli attacchi dell’occupazione – ma le famiglie sono rimaste ferme e hanno replicato: «Non vogliamo andare a Tubas perché questa terra ci appartiene».

Circa 10 km più a sud, a Hamra, il 14 aprile coloni provenienti dall’avamposto di Moshe Sharvit hanno iniziato a stabilire un “avamposto di espulsione” sopra le case della famiglia Abu al-Kabash. Due giorni dopo, il 16 aprile, un giovane colono vestito di nero ha ordinato al suo cane di attaccare una ragazza palestinese che stava portando del tè a un attivista internazionale.