Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta il 16/02/2026 su palsolidarity.org

Il 1° febbraio 2026 è stato istituito un avamposto di coloni israeliani su una collina che domina la comunità di Khirbet Samra. Da allora, la famiglia che abita la comunità (l’ultima rimasta) è oggetto di crescenti molestie, di giorno e di notte, tra cui una recente aggressione durante la quale i coloni hanno spruzzato spray al peperoncino sul volto di due uomini palestinesi, costringendoli a ricorrere a cure mediche. La famiglia sta inoltre affrontando crescenti difficoltà finanziarie a causa dell’invasione del proprio terreno da parte del bestiame dei coloni e dell’uso strategico di forze civili e militari israeliane per limitarne le attività quotidiane.

Nel febbraio 2025 abbiamo osservato le stesse tattiche adottate dai coloni contro un’altra famiglia a Khirbet Samra, che hanno in breve tempo portato al suo sfollamento. La presenza del nuovo avamposto espone la famiglia attualmente presente nella comunità a un rischio estremamente elevato di violenze e di pulizia etnica.

La famiglia di Khirbet Samra, composta da tre fratelli, le loro famiglie e le loro greggi, era già stata recentemente vittima di molestie e intrusioni mentre portava il bestiame al pascolo. La scorsa estate i coloni hanno rubato e ucciso 50 pecore: i loro cadaveri sono stati ritrovati con la gola tagliata sulle colline circostanti, vicino alla casa. I palestinesi temono che episodi simili possano ripetersi. I coloni li hanno ripetutamente minacciati durante il pascolo, restringendo drasticamente l’area entro cui il bestiame può essere condotto con relativa sicurezza.

L’aumento delle precipitazioni in questa stagione ha favorito una maggiore produzione di cereali. La famiglia dispone di 450 dunam di terreno (450.000 metri quadrati), sui quali ha piantato i cereali necessari al proprio fabbisogno per quest’anno e il prossimo. Tuttavia, poiché i coloni portano le loro mucche a pascolare su questi terreni, il consumo delle piante coltivate è accelerato rapidamente e la famiglia è sempre più preoccupata per la riduzione della propria capacità di sostentamento. Le restrizioni sulle aree di pascolo sicure hanno inoltre aumentato la necessità di integrare con mangimi acquistati, rappresentando un ulteriore onere economico.

L’avamposto comporta per la famiglia una costante sorveglianza. Lo stato di allerta permanente causa continue interruzioni del sonno e una cronica mancanza di riposo: le famiglie sono costantemente esauste. Il 5 febbraio 2026 i coloni hanno issato una bandiera israeliana sull’avamposto, seguita da altre due nei giorni successivi.

Da quando l’avamposto è stato eretto, i coloni sono presenti nella proprietà palestinese ogni notte. Puntano a intermittenza le torce verso le abitazioni e i recinti del bestiame ogni 1-2 ore e percorrono l’area con quad in diversi momenti della notte. In almeno quattro occasioni, tra le 2 e le 5 del mattino, sono scesi con i quad portando le loro mucche a pascolare sulla proprietà palestinesi, talvolta arrivando anche a piedi.

Le famiglie sono state inoltre oggetto di molteplici minacce e restrizioni da parte di enti civili e militari israeliani, che hanno applicato la legge israeliana ai palestinesi in modo discriminatorio, all’interno di un sistema di apartheid.

Il 6 febbraio 2026 la consegna di un bagno esterno è stata intercettata dalle Forze di Occupazione Israeliane (IOF) in seguito a una segnalazione dei coloni. Il bagno era costato alla famiglia circa 3.000 shekel (circa 800 euro). L’autista incaricato della consegna è stato costretto dall’esercito a riportarlo al negozio, con la motivazione che anche per l’installazione di un bagno fosse necessario un permesso di costruzione.

L’8 febbraio 2026 agenti israeliani della “Autorità per le riserve naturali” sono giunti alla proprietà, ancora una volta in seguito a una chiamata dei coloni. Hanno comunicato alla famiglia che i cani senza collare sarebbero stati uccisi, in base alle normative vigenti. I latrati dei cani avvisano sempre la famiglia della presenza di persone nelle vicinanze; senza di loro, i palestinesi si sentono maggiormente esposti e meno sicuri.

Successivamente la situazione è degenerata in scontri fisici. Il 10 febbraio 2026 i coloni sono scesi dall’avamposto per affrontare la famiglia. Hanno puntato torce contro di loro, mentre i membri della famiglia si erano posizionati tra i coloni e il recinto delle pecore. I coloni si sono mostrati particolarmente aggressivi nei confronti degli uomini più anziani e di un attivista internazionale, avvicinandosi ai loro volti e gridando frasi come: «Parlate ebraico, questa non è la Palestina».

L’aggressione è degenerata quando due coloni hanno spruzzato spray al peperoncino contro due uomini palestinesi, che sono stati successivamente trasportati in una clinica per cure urgenti. Uno degli uomini coinvolti era già stato costretto a sfollare dalla zona l’anno precedente. Anche altre persone presenti sono state colpite, tra cui il figlio maggiore di uno degli uomini palestinesi e un attivista internazionale. Dopo l’attacco, i coloni sono rientrati di corsa all’avamposto, rimanendo comunque all’interno della proprietà delle famiglie.