Le forze di occupazione demoliscono un’abitazione ad Ein El Hilwe
Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta dall’International Solidarity Movement su palsolidarity.org

Domenica 8 febbraio, l’esercito e la polizia di frontiera israeliani hanno demolito la casa di Fatima Alyan Daraghmeh nella comunità di Ein El Hilwe, dove Fatima vive da 50 anni.
Oltre a radere al suolo l’intera casa con le ruspe, i militari hanno distrutto cisterne d’acqua, pannelli solari, un generatore e un bagno.
Seduta fra le rovine, Fatima ha raccontato che la sua casa era bellissima, piena di ricordi della famiglia, e che sta ancora cercando di ritrovare le loro foto.
Fatima vive da sola e ha difficoltà ad usare le mani, che sono gonfie e le articolazioni intorpidite. Non può permettersi di pagare le medicine per il diabete, che la sta debilitando.
Ora vive in una piccola tenda accanto alla casa demolita. Lì dorme con i pochi averi che è riuscita a recuperare dalle macerie. L’esercito ha distrutto tutto ciò di cui aveva bisogno per sopravvivere, e lei ha condiviso la sua angoscia per l’impossibilità di procurarsi il cibo, di avere qualcosa che la protegga dal sole, niente gas e niente fuoco.
Quando la squadra di demolizione è arrivata Fatima ha pianto e implorato di fermarsi; le hanno risposto di stare zitta, che lì non c’era posto per lei e che sarebbe dovuta andare a vivere nella vicina città di Tubas.
Questo è un esempio lampante della campagna coordinata di pulizia etnica condotta dal governo israeliano, dall’esercito, dalla polizia e dai coloni per sfollare forzatamente i palestinesi dalla Valle del Giordano verso le città vicine, in modo da poter continuare a separarli e isolarli gli uni dagli altri. Come la maggior parte delle famiglie che vivono nella Valle del Giordano, Fatima si sostiene con l’agricoltura e l’allevamento di pecore. La maggior parte di queste famiglie farà sempre più fatica a procurarsi un reddito.







